Cartografia

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Carta nautica del cartografo maiorchese Gabriel de Vallseca del 1447. Delle sue due carte nautiche quella del 1439 è oggi al Museo Marittimo di Barcellona, quella del 1447 invece alla Bibliothèque nationale de France. In quest’ultima è riportata la dicitura autografa «Gabriel Devallsecha la affeta en mallorcha an MCCCCXXXXVII».

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Veduta di Firenze, così come appare nel Liber Chronicarum di Schedel, edito in latino ed in tedesco nel 1493 a Norimberga, pubblicazione fondamentale per la diffusione delle conoscenze storico-geografiche acquisite nei secoli.

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Mappamondo tolemaico redatto da Jacopo d’Angelo nel 1467, in quel fervore umanistico che soprattutto a Firenze condusse alla riscoperta dei classici, fra i quali emerse anche l’opera del geografo alessandrino.

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La carta detta “King-Hamy”, che risale agli albori del Cinquecento, in parte trae fondamento dalle precedenti rappresentazioni tolemaiche, come altri mappamondi coevi, in parte dalle tradizioni dei portolani. È interessante notare come la rappresentazione planisferico-nautica abbia il suo baricentro nel cuore dell’Oceano Indiano e riesca, nonostante tutto, ad abbracciare tutti i vecchi continenti (Europa, Asia, Africa) e il Nuovo Mondo, anche se appena delineato nel suo profilo atlantico.

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La Universalis Cosmographia, monumentale planisfero cordiforme, fu redatta e pubblicata da Martin Waldseemüller, nell’ambito della cerchia di eruditi del monastero di Saint-Dié dei Vosgi in Lorena nel 1507, insieme ad un volume descrittivo di dimensioni limitate ma di alta valenza storico-scientifica: la Cosmographiae Introductio. È un vero e proprio monumento ad Amerigo Vespucci, ritratto qui specularmente a Claudio Tolomeo, non come intrepido navigatore, bensì come insigne cosmografo, contrapposto al predecessore alessandrino, indiscusso punto di riferimento per oltre un millennio.

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Il mappamondo cordiforme di Pietro Apiano del 1520 ricalca l’esatto profilo di quello di Martin Waldseemüller del 1507.

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Questo planisfero del 1544 è del genovese Battista Agnese, che lavorò come cartografo soprattutto a Venezia, dove si presume avesse una sua officina (una curiosità: la tipologia delle sue carte fa pensare che non fossero destinate all’uso di mare, ma redatte per essere acquistate da nobili e studiosi): è ben visibile l’America centrale e meridionale.

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Mappamondo del cartografo fiammingo Abramo Ortelio (1570).