Amerigo Vespucci :: Spedizioni :: 1499: Secondo viaggio

La spedizione cui partecipa Vespucci è capeggiata da Juan de la Cosa e comprende 57 uomini e 3 caravelle. Il 18 maggio 1499 lasciano Siviglia, costeggiano l’Africa fino alle Canarie e, dopo i rifornimenti, salpano dall’isola di Gomera diretti a ovest.
Attraversano l’Atlantico, con una navigazione che dura un mese e mezzo, e approdano sulle coste della Guyana (5° Nord). L’esplorazione inizia in direzione est-sudest, costeggiando e cercando buoni sorgitori; le mangrovie e le foci di due grandi fiumi impediscono agli spagnoli di scendere a terra e di prendere contatto con gli indigeni di cui si avverte la presenza ma con cui non si riesce a stabilire un contatto.
Dopo diversi tentativi d’approdo e l’esplorazione di un lungo tratto di un fiume e di 130 miglia di costa, quando hanno raggiunto i 5° Sud e la corrente della Guyana ostacola la navigazione , decidono di assecondarla, virano di 180° e procedono in direzione nord-ovest.
Nella lettera, dove è descritto il viaggio, sono riportate le prime osservazioni astronomiche e è annotato come l’ombra volga a sud quando si è nell’emisfero boreale, sia nulla in corrispondenza dell’equatore e si stenda verso nord quando si naviga nell’emisfero australe.
A bordo ci sono l’almanacco del Regiomontano e le Tavole Alfonsine e Vespucci ha quell’intuizione che sarà fondamentale per il calcolo della longitudine, da allora e per i tre secoli successivi: la differenza oraria con cui si osserva uno stesso fenomeno celeste corrisponde alla differenza in longitudine tra la località di osservazione e quella di riferimento.
Ci sono anche note sulle differenti circolazioni dei venti dominanti e i pesanti riflessi che essi provocano sulle terre adiacenti: l’Africa è arida e deserta, il Brasile è ricco d’acqua e coperto da foreste lussureggianti.
La navigazione porta ora gli esploratori a raggiungere l’Isola di Trinidad e allo scontro coi nativi che praticano il cannibalismo. Anche qui le descrizioni sono dedicate a illustrare gli usi e i costumi degli indigeni e le meraviglie di una Natura molto diversa da quella conosciuta in Europa.
Brevi accenni a possibili ricavi economici ci ricordano che non si tratta di una crociera, ma di una ricerca di nuove fonti per un’economia che è ancora un’economia di sopravvivenza.
La scia delle navi si allunga di molte miglia, gli indigeni sono a volte ospitali e a volte ostili; poi, giunti a 15° nord, si comincia a pensare al ritorno: la stima della posizione relativa all’Isola di Haiti, verso cui dirigono la rotta, ci dimostra che non si è trattato di una navigazione alla cieca ma che, nonostante l’enormità delle distanze fino allora percorse, i naviganti spagnoli hanno una chiara idea sulla posizione raggiunta e su quella dei luoghi esplorati.
Poche parole per descrivere la sosta a Haiti, durata due mesi e mezzo, durante la quale hanno riparato le navi e sofferto le angherie dei coloni spagnoli, quegli stessi che, un mese dopo la loro partenza, avrebbero arrestato Colombo.
Avanti verso nord: bassi fondali, scogli, isole, popolazioni selvagge, scarsità di viveri, navi e uomini allo stremo; la cattura di schiavi, tanti quanti ce ne stanno a bordo, per rientrare delle spese, poi la traversata e, dopo due mesi di mare, ancora mare e vento che li costringono a girovagare dalle Azzorre alle Canarie, poi a Madera e infine a raggiungere Cadice solo sul finire del giugno 1500.
Anche nella lettera che descrive il secondo viaggio poche sono le annotazioni geografiche, solo il computo delle distanze percorse, numerose descrizioni dei popoli incontrati e qualche cenno delle risorse sfruttabili: cotone, legno verzino, perle. L’osservazione delle stelle, l’elaborazione di schemi (costellazioni) per memorizzarne le posizioni relative, la registrazione dei loro movimenti e la ricerca di un riferimento polare sono un impegno che Vespucci assolve con determinazione, perché è l’unico a sapere che quelle informazioni sono basilari per stabilire il punto nave.
Notevole, a mio avviso, è notare come il primo viaggio sia arrivato sul continente americano a 16° Nord mentre il secondo abbia lasciato la terra ferma a 15° Nord. Questi due differenti valori spiegano perché sul planisfero del Waldseemüller, l’America centrale presenti un’interruzione: mancano i dati e manca il rilievo della costa per quelle sessanta miglia e il cartografo lascia vuoto lo spazio relativo.
La mancata corrispondenza dei gradi riportati sulle lettere con i valori di latitudine disegnati sul planisfero mi porta a ritenere che il Waldseemüller utilizzasse i valori della relazione ufficiale di Vespucci (a noi non pervenuta), mentre quelli delle lettere o sono male trascritti o sono volutamente errati.
In conclusione i primi due viaggi spagnoli di Amerigo Vespucci hanno permesso di conoscere e cartografare la costa atlantica del continente americano, che si estende dal Brasile del Nord alla Guiana francese, al Suriname, alla Guiana, al Venezuela, alla Colombia, a Panama, al Costa Rica e, tranne una breve interruzione, al Nicaragua, all’Honduras, al Guatemala, al Messico e (negli Stati Uniti) al Texas, alla Luisiana, al Mississipi, all’Alabama, alla Florida, alla Georgia, alle Carolina del Sud e del Nord.
Tutte queste coste le ritroviamo nel planisfero del Waldseemüller e basta ingrandirne e ruotarne le immagini fino a portarle nella posizione in cui siamo abituati a vederle sugli atlanti moderni, per poter distinguere l’andamento delle coste e leggere i nomi dei promontori, dei fiumi e di quelle caratteristiche geografiche che sono punti notevoli per un navigante.